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    Onere della prova invertito se la cartella clinica è incompleta?

     

    Interessante sentenza della Cassazione Civile, (sez. III, 31/03/2016  - n° 6209) che ribadisce l’importanza della cartella clinica nel contenzioso riguardante la responsabilità professionale.

    Anche se nella fattispecie trattasi di struttura pubblica, ove incombe l’obbligo giuridico relativo all’atto, appare utile rammentare che anche in ambito libero professionale odontoiatrico, per il principio della vicinanza della prova, incombe sul sanitario l’onere di provare, con puntualità e precisione,  l’evolversi del trattamento, mediante la cartella clinica e, più in generale, attraverso la completa e corretta documentazione di studio.

    La sentenza qui in esame della Corte di Cassazione sottolinea l’esistenza di “vuoti temporali” ed omissioni nella cartella clinica.

    Il punto di partenza del ragionamento è la natura della responsabilità. Come noto, da una quindicina d’anni a questa parte la responsabilità medica ha subito un profondo ripensamento, spostandosi dall’area dell’illecito aquiliano all’ambito della responsabilità contrattuale. Le conseguenze di questo revirement (che è stato interamente giurisprudenziale) sono state significative, e, in ambito strettamente tecnico, hanno determinato un completo rovesciamento dell’onere probatorio, ora decisamente favorevole per il danneggiato (o i suoi eredi) e gravoso per il danneggiante.

    Come sottolinea la Cassazione, l’applicazione dell’art. 1218 c.c. comporta per la struttura ed i sanitari convenuti in giudizio l’obbligo di fornire la prova liberatoria richiesta dalla norma. Per quanto riguarda, poi, la tenuta della cartella clinica, si tratta di un obbligo che grava sulla struttura, la cui violazione determina un danno per il paziente. La Corte sottolinea l’importanza di questo documento, fondamentale per ricostruire i fatti e per valutare non solo l’aspetto soggettivo dell’illecito, ma anche lo stesso profilo eziologico, evitando di addossare al paziente le conseguenze processuali della irregolare tenuta della cartella clinica, di fatto, invertendo l’onere probatorio, che dovrebbe gravare sulla struttura sanitaria, ossia su chi doveva tenere correttamente la documentazione clinica.

    Infine la suprema corte puntualizza che l’omissione imputabile al medico nella redazione della cartella clinica consente il ricorso alle presunzioni in ordine alla sussistenza del nesso causale intercorrente tra prestazione medica ed evento dannoso, assumendo rilievo, al riguardo, il criterio della “vicinanza alla prova“, cioè della effettiva possibilità per l’una o per l’altra parte di offrirla.

     

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