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Domande e Risposte

 

    Elenco

  • Domanda 1

    Causa

    Per riconoscere che un determinato fatto o comportamento sia stato causa di un determinato evento, noi richiediamo nel primo due requisiti: la necessità e la sufficienza.

    Il requisito della necessità implica che senza l’intervento del fenomeno antecedente quello susseguente non avrebbe potuto prodursi; il requisito della sufficienza importa che il fenomeno antecedente abbia in sé gli elementi occorrenti per la produzione del fenomeno susseguente.

    Concausa

    Quando nella seria­zione dei momenti in cui si articola una catena causale si inseri­scono coefficienti estranei al comportamento dell’agente, che tut­tavia interferiscono nella produzione dell’evento ultimo, onde que­sto risulta diverso da quello che era attendibile data la natura e l’entità di tale comportamento, noi parliamo di concause.

    Teoricamente la differenza tra causa e concausa consiste nel fatto che mentre alla prima vengono riconosciuti i requisiti della necessità e della sufficienza nella produzione dell’evento (causa adeguata in senso proprio), la concausa è una condizione necessaria ma non sufficiente.

    Nel caso concreto, quando esistano più condizioni necessarie (benché non sufficienti) alla produzione dell’evento, è chiaro che nessuna di esse può dirsi causa in senso stretto, ma tutte sono concause.

    Esempio classico è quello di un traumatismo addominale in donna gravida, con successivo aborto post-traumatico (concausa fisiologica preesistente).

    Occasione

    Tale antecedente si identifica in un fattore complementare del nucleo eziologico, definito anche circostanza, o complesso delle circostanze che hanno favorito l’entrata in azione della causa, non del tutto indifferente nella produzione dell’evento e che compartecipa, anche subordinatamente, a promuovere l’evento.

    Un esempio è quello del fulmine che colpisce un contadino che andava sotto il temporale con una zappa sulle spalle. La causa della morte è indubbiamente la folgorazione, ma non si potrà negare che il portare la zappa sulle spalle (occasione) non abbia attivamente contribuito alla produzione del decesso, senza, peraltro, rappresentare una condizione necessaria, poiché la folgorazione poteva verificarsi anche in mancanza della zappa medesima.

    Coincidenza

    Il complesso indifferente di circostanze di luogo e di tempo, nelle quali la causa agisce e l’evento si produce, e quindi privo di qualsiasi dignità causale, viene definito  «coincidenza»; esso implica un rap­porto puramente cronologico o/e topografico tra i due fenomeni ed è, quindi, un evento slegato dai fatti antecedenti e successivi, osservato semplicemente perché verificatosi simultaneamente ai fatti considerati.

  • Quando si realizza una ipotesi di responsabilità professionale?

    Si può parlare di responsabilità professionale quando sono presenti contemporaneamente alcuni presupposti quali

    a) la sussistenza di colpa generica (imprudenza, imperizia, negligenza) o specifica (inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline) nella condotta del professionista;

    b) lesione al paziente

    c) il nesso di causalità fra comportamento professionale e l’evento dannoso.

  • Può un paziente chiedere di visionare la perizia medico-legale effettuata dall'Assicurazione?

    La consulenza può essere visionata a richiesta della parte lesa solo alla fine del processo di liquidazione, qualsiasi sia l’esito, purché non vi sia procedimento giudiziario in corso.

  • Il consenso deve essere obbligatoriamente scritto?

    La prassi del consenso scritto risponde senza dubbio alle esigenze del diritto vigente e soprattutto della giurisprudenza, ed è di più facile riscontro probatorio rispetto alla prova per testimoni ma bisogna sempre ricordare che il C.I. è un atto a forma libera che non richiede obbligatoriamente la forma scritta se non quando previsto dalla legge  (sperimentazione clinica, trasfusioni di sangue, donazioni di tessuti e di organi tra persone viventi, ecc.)

  • Quando si parla di responsabilità civile?

    Si parla di responsabilità civile quando si pone in atto, volontariamente o involontariamente, un comportamento illecito che “cagioni altrui un danno ingiusto” (art 2043 CC).

    Da tale comportamento discendono le conseguenze stabilite dalla legge che obbligano il responsabile a risarcire il danno.

  • Il danno biologico è un danno patrimoniale?

    Il danno biologico consiste nella lesione dell’integrità psico-fisica della persona, diritto costituzionalmente garantito, a prescindere dall’eventuali concrete ripercussioni di tale lesione sul versante patrimoniale del leso. Trattasi, quindi, di danno extra-patrimoniale.

  • Il consenso deve essere obbligatoriamente scritto?

    La prassi del consenso scritto risponde senza dubbio alle esigenze del diritto vigente e soprattutto della giurisprudenza, ed è di più facile riscontro probatorio rispetto alla prova per testimoni ma bisogna sempre ricordare che il C.I. è un atto a forma libera che non richiede obbligatoriamente la forma scritta se non quando previsto dalla legge  (sperimentazione clinica, trasfusioni di sangue, donazioni di tessuti e di organi tra persone viventi, ecc.)

  • Può un paziente chiedere di visionare la perizia medico-legale effettuata dall'Assicurazione?

    La consulenza può essere visionata a richiesta della parte lesa solo alla fine del processo di liquidazione, qualsiasi sia l’esito, purché non vi sia procedimento giudiziario in corso.

  • Quando si parla di responsabilità civile?

    Si parla di responsabilità civile quando si pone in atto, volontariamente o involontariamente, un comportamento illecito che “cagioni altrui un danno ingiusto” (art 2043 CC).

    Da tale comportamento discendono le conseguenze stabilite dalla legge che obbligano il responsabile a risarcire il danno.

  • Quando si realizza una ipotesi di responsabilità professionale?

    Si può parlare di responsabilità professionale quando sono presenti contemporaneamente alcuni presupposti quali

    a) la sussistenza di colpa generica (imprudenza, imperizia, negligenza) o specifica (inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline) nella condotta del professionista;

    b) lesione al paziente

    c) il nesso di causalità fra comportamento professionale e l’evento dannoso.

  • Cosa si intende per nesso di causalità in medicina legale?

    Il nesso di causalità è quel rapporto tra un comportamento (dell’autore del fatto) astrattamente considerato e l’evento dannoso.

    Il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno fisico (odontoiatrico) dipende dalla dimostrazione dell’evento lesivo e del nesso di causalità tra la condotta (azione od omissione dell’odontoiatra) e l’evento lesivo (danno al paziente).

    La responsabilità sussiste quando la condotta viene riconosciuta come causa o concausa dell’evento lesivo, in conformità ai principi dettati dagli art. 40 e 41 del codice penale.

    Presupposti giuridici

    Art. 40 Rapporto di causalità

    Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende la esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione. Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.

    Art. 41 Concorso di cause

    Il concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall’azione od omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra l’azione od omissione e l’evento. Le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalità quando sono state da sole sufficienti a determinare l’evento. In tal caso, se l’azione od omissione precedentemente commessa costituisce per sé un reato, si applica la pena per questo stabilita. Le disposizioni precedenti si applicano anche quando la causa preesistente o simultanea o sopravvenuta consiste nel fatto illecito altrui.

    Il nesso di casualità materiale tra condotta ed evento è pertanto quello per cui ogni comportamento antecedente (prossimo, intermedio, remoto) che abbia generato, o anche soltanto contribuito a generare tale obiettiva relazione col fatto, deve considerarsi “causa” dell’evento stesso.

    Per causa si intende, quindi, ogni condizione necessaria e sufficiente a produrre l’evento mentre con il termine di concausa si definisce una condizione necessaria ma non sufficiente alla produzione dell’evento che, in base all’epoca in cui agisce rispetto all’evento viene distinta in preesistente, simultanea o sopravvenuta.

  • Cosa si intende per infortunio in medicina legale?

    La  dottrina medico-legale definisce classicamente come infortunio ogni evento dovuto a causa fortuita violenta ed esterna che produce lesioni corporali obiettivamente constatabili le quali abbiano per conseguenza una invalidità permanente o una inabilita temporanea”.

    Tali eventi sono coperti dal più classico dei prodotti assicurativi, la polizza Infortuni, che ha lo scopo di indennizzare i danni prodotti da tale imprevedibile accadimento.

    Gli ambiti di applicazione sono molteplici, a partire dagli infortuni sul lavoro, regolati dal DPR 1124 del 1965 (TU dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali); segue il grande capitolo degli infortuni sportivi, quelli stradali, il più ristretto campo degli infortuni scolastici e l’importantissimo, a nostro avviso sottovalutato, ambito degli infortuni domestici.

    Per la valutazione dell’invalidità permanente si fa ricorso generalmente ad alcune specifiche tabelle con indicazione percentuale della invalidità relativa a diversi quadri patologici; in particolare, è stata redatta la tabella ANIA, cui fanno riferimento la maggior parte delle tabelle tipo accluse alle polizze.

    Sempre aperto il dibattito sul parametro da valutare cha attualmente è rappresentato dalla capacità lavorativa generica.

    Anche le modalità con cui deve essere effettuata la valutazione è oggetto di indicazioni nella polizza, talune delle quali risultano del tutto peculiari: ad esempio in caso di danni plurimi conseguenti ad un unico infortunio si fa ricorso alla somma delle singole valutazioni fino al 100, una metodica che appare estranea alla normale prassi valutativa del medico legale.

  • Qual è la differenza tra causa, concausa, occasione e coincidenza?

    Causa

    Per riconoscere che un determinato fatto o comportamento sia stato causa di un determinato evento, noi richiediamo nel primo due requisiti: la necessità e la sufficienza.

    Il requisito della necessità implica che senza l’intervento del fenomeno antecedente quello susseguente non avrebbe potuto prodursi; il requisito della sufficienza importa che il fenomeno antecedente abbia in sé gli elementi occorrenti per la produzione del fenomeno susseguente.

    Concausa

    Quando nella seria­zione dei momenti in cui si articola una catena causale si inseri­scono coefficienti estranei al comportamento dell’agente, che tut­tavia interferiscono nella produzione dell’evento ultimo, onde que­sto risulta diverso da quello che era attendibile data la natura e l’entità di tale comportamento, noi parliamo di concause.

    Teoricamente la differenza tra causa e concausa consiste nel fatto che mentre alla prima vengono riconosciuti i requisiti della necessità e della sufficienza nella produzione dell’evento (causa adeguata in senso proprio), la concausa è una condizione necessaria ma non sufficiente.

    Nel caso concreto, quando esistano più condizioni necessarie (benché non sufficienti) alla produzione dell’evento, è chiaro che nessuna di esse può dirsi causa in senso stretto, ma tutte sono concause.

    Esempio classico è quello di un traumatismo addominale in donna gravida, con successivo aborto post-traumatico (concausa fisiologica preesistente).

    Occasione

    Tale antecedente si identifica in un fattore complementare del nucleo eziologico, definito anche circostanza, o complesso delle circostanze che hanno favorito l’entrata in azione della causa, non del tutto indifferente nella produzione dell’evento e che compartecipa, anche subordinatamente, a promuovere l’evento.

    Un esempio è quello del fulmine che colpisce un contadino che andava sotto il temporale con una zappa sulle spalle. La causa della morte è indubbiamente la folgorazione, ma non si potrà negare che il portare la zappa sulle spalle (occasione) non abbia attivamente contribuito alla produzione del decesso, senza, peraltro, rappresentare una condizione necessaria, poiché la folgorazione poteva verificarsi anche in mancanza della zappa medesima.

    Coincidenza

    Il complesso indifferente di circostanze di luogo e di tempo, nelle quali la causa agisce e l’evento si produce, e quindi privo di qualsiasi dignità causale, viene definito  «coincidenza»; esso implica un rap­porto puramente cronologico o/e topografico tra i due fenomeni ed è, quindi, un evento slegato dai fatti antecedenti e successivi, osservato semplicemente perché verificatosi simultaneamente ai fatti considerati.

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